Circondati dalla rabbia

Circondati da rabbia e pessimismo, non si arriva a niente. Troppo tempo sprecato.

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Circondati dal niente.

Cosa ci succede intorno?

Cosa dovrei pensare? Cosa dovrei fare?
Le giornate passano e le notizie feriscono. Mi unisco al dolore, provo compassione, cerco di evadere la rabbia e richiamo alla mente una giustizia che sembra sempre più grigia. Come una vecchia foto che il tempo sta cancellando. Vedo l’affermazione di un’evidente e ormai normale falsità. Sento le voci soffocate dal rumore delle false promesse. Percepisco la rassegnazione di chi mi dovrebbe rappresentare. Le strade parlano ed io sento la pigrizia di chi decide di non partecipare. La delusione di chi rinuncia al diritto di parlare.

Le giornate passano. Le strade ormai sussurrano e chi grida lo fa con frasi ormai svuotate. Le stesse parole del giorno prima, gli stessi giornali, le stesse notizie. Un martello che con piccoli e leggeri colpetti alle tempie ti crea un senso di torpore, quasi una ninna nanna che ti regala il sonno o la leggerezza del pazzo incosciente. Talvolta il martello quotidiano ti annienta piano piano, ti confonde o ti addormenta. Se ti accorgi del martello è quasi peggio perché provi fastidio, tormento che diventa rabbia e l’effetto è identico.

È così davvero? Ci stanno succhiando l’anima? Chi può avere questo potere?
No, io non credo sia possibile. Mi fermo un momento.
Fermo la mia giornata e ascolto. Sento altre voci, sento i vostri discorsi. Faccio attenzione ai sussurri e adesso sento parole e vedo persone. La folla a volte nasconde ma se non hai fretta se butti via quel martello (puoi scegliere), il torpore sparisce e riesci a vedere chi lotta, chi resiste come te.

Rassegnarsi è come morire. Cercare il meglio non vuol dire far finta di niente. Non ci si può circondare soltanto di notizie che mettono in evidenza l’ingiustizia, che ci fanno sentire con le mani legate, che bloccano la nostra creatività, che ci deludono, che ci fanno sentire inutili e ci fanno piangere di noi stessi. Può diventare un gioco perverso... sentirsi sempre dalla parte degli sconfitti.

Possiamo farcela se non ci perdiamo di vista. Possiamo farcela se spostiamo l’attenzione su tutto ciò che deve essere recuperato. Possiamo farcela se ricominciamo a vivere, a parlare, a leggere qualcosa che non sia il giornale quotidiano. Possiamo farcela se smettiamo di stare con il dito puntato. Possiamo farcela se prestiamo più attenzione a chi ci sta vicino e meno a chi non sa nemmeno che esistiamo e ci chiama "coglioni". Perché gli abbiamo dato tutto questo potere? E non parlo di quello che costituzionalmente gli spetta tramite il voto. Parlo di potere su di noi, sui nostri stati d’animo, sui nostri umori, sulla nostra rabbia o tolleranza, sulle nostre parole, sui nostri desideri e le nostre vite. Possiamo prendercela soltanto con noi stessi. Troppa attenzione... sembra quasi che non possiamo più vivere senza lamentarci di questo fardello.

Io sono stanca. Per me la falsità non è normale. Per me la giustizia è giustizia. Per me la verità è vitale. Io mi scandalizzo ancora e mi stupisco e non riesco ad abituarmi, a rassegnarmi, a cullarmi nel torpore.
Cosa dovrei fare?
Io cerco tra la folla. Voglio vedere cosa c’è di nuovo e di vivo. Non posso stare ferma a farmi martellare il cervello. Non posso farmi rubare anche la musica, i colori, il desiderio di leggere, imparare e conoscere. Non posso seguire l’ondata di pessimismo che rende forzato ogni discorso. Una vita a senso unico, giornate senza scambio, momenti senza voglia di scoprire ancora. Troppo tempo perso a lamentarsi e a sottolineare cosa c’è di sbagliato e ingiusto. Niente di nuovo, nessuno stimolo ad uscire fuori da questo marasma senza senso. Forse posso scegliere.

Patrizia Pisano 

 

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