Cosa significa per i bambini il Carnevale?
Che importanza ha la maschera per i più piccoli?
A quando risale il Carnevale?
Il Carnevale ha origini antichissime, pare risalga all’epoca egizia.
La nostra cultura Italica può ricordare i saturnali dell’antica Roma, festa eminentemente religiosa in onore del dio Saturno, per comprendere che la festa in maschera è evento meno profano di quanto non si pensi.
Lo stesso cattolicesimo afferma che il Carnevale è occasione per riuscire a capire, comprendere e meditare al fine di riconciliarsi con Dio prima della Quaresima.
Per i bambini il Carnevale ha valenze molteplici. Per i piccolissimi è un continuo stimolo di suoni e colori.
Per i più grandicelli ci sono i vari Arlecchino e Pantalone, Colombina e Brighella che ci narrano di antichi insegnamenti, con parodie e metafore.
Soprattutto però, vogliamo sottolineare l’importanza della maschera che il fanciullo o la fanciulla decide d’indossare.
Il piccolo infatti mette magari le vesti di colui che sogna di essere, così ci può dare indicazioni riguardo al personale ego, riguardo anche all’inconscio, a seconda se metterà i panni di un eroe malefico o di un salvatore della patria e protettore dei deboli.
Purtroppo il mercato pensa solamente al guadagno, mai ci sono finalità buone, così di anno in anno aumentano i costumi caratterizzati da violenza e armi.
Robin Hood che donava il suo coraggio a prò dei poveri è dimenticato. Le bambine anziché da damine imitano le streghe cattive di Halloween.
Travestirsi è un bel gioco, però ci sono i modelli presentati dai film aggressivi e dagli schermi che spingono a emulare la parte del forte e dell’invincibile. Rare sono le fatine che portano amore e bontà, mentre numerosi sono gli abiti del combattente con il kalashnikov.
Gli animali gai e colorati di tanti anni fa sono sostituiti da mostri orripilanti. Il fascino di questo momento di gioia deve essere secondo noi dedicato soprattutto al bimbo, che sperimenta con il gioco e la finzione, la vita e diventa uomo; quindi non si può pensare unicamente al mercato, occorre rendere nuovamente le stelle filanti e i coriandoli utili per unirsi a giocare insieme.
Con la maschera a coprire il viso è bello pensare ai fini educativi del teatro greco, quando si andava ad assistere agli spettacoli che avevano eminente fine istruttivo e offrivano messaggi fondamentali al popolo, tanto da divenire parte importante di ogni giorno.
Indossare una maschera quindi, non può essere preso come una maniera per far esibire ai genitori la loro possibilità di spendere una bella cifra per il costume del figlio.
Quello che importa sono i colori, i suoni, la gaiezza, la voglia di stringere la mano al compagno e chiudiamo con l’augurio di vedere quest’anno tanti fanciulli vestiti da Robin Hood, da Angelo, e da Mago Buono.
Mettersi un costume, una maschera, è parte del proprio cammino di formazione, si può in riferimento a ciò, pensare alla consapevolezza del ruolo personale, quando il bambino s’immedesima nelle vesti di un altro e cambia parte.
Per compiere un’azione ci vogliono motivazione interna e provocazioni di azioni esterne, nel gioco della maschera invece cambia tutto e il giovane può sperimentare copioni diversi.
Nel gioco della recitazione di un personaggio, similmente al teatro, l’attore, nel caso specifico il bambino mascherato, gode della possibilità di esprimersi divenendo un altro ma rimanendo sé stesso.
di Roberto Bianchi
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Le Ricette dei dolcetti di Carnevale:
CASTAGNOLE
FRAPPE
DOLCETTI DI CARNEVALE
FRITTELLE DI MELE
RAVIOLI DI RICOTTA DOLCI
I FIOCCHI DOLCI DI CARNEVALE
NIDI DI TAGLIATELLE PER CARNEVALE