Moltissimo materiale viene oggi prodotto per i bambini e offerto sul mercato, ma poca serietà c’è da parte di chi lo produce, né esistono etica, morale o deontologia professionale.
Modelli quanto mai poco edificanti, violenza, aggressività e numerosi soggetti che poco hanno da insegnare, sono presentati ai giovani. Lontanissimi dall’ascoltare i dettami delle scienze pedagogiche, i produttori di cartoni animati, gli editori, gli scrittori, lavorano con poca professionalità, mettendo sul banco tante parole e messaggi, ma senza alcun intento educativo, in un gran rumore, senza senso né significato e che semmai instrada in vie affatto costruttive.
Nessuno pensa all’esigenze personali dell’essere in età evolutiva, né alle istanze sociali: si portano sul mercato prodotti orientati a porre attenzione a chissà quale tipo di target, senza pensare all’obbligo degli educatori nei confronti di chi deve fruire di quanto da loro offerto.
Si parla di sociologi, pedagogisti, antropologi e psicologi e delle loro professioni emergenti, ma poi nella realtà tali addottorati in scienze dell’educazione, non trovano collocazione, neanche tra le pareti degli edifici scolastici, ove si prefersce assumere diplomati, pensando una volta di più, prima al borsello che ai fini principali dell’istituzione scolastica.
Proposte del ministero della Pubblica Istruzione e decreti legislativi, argomentano di tante cose per poi non arrivare a nulla, ma soprattutto manca totalmente la centralità del bambino e della persona.
Oggetto principale di qualsiasi atto o proposta educativa, dovrebbe essere infatti la persona, nel caso specifico il discente, o nel caso di giocattoli, films, libri per l’infanzia, il fanciullo: eppure chi produce o fa leggi, pare tanto lontano dal porre la propria attenzione in riferimento alle necessità del piccolo, oggi quanto mai disorientato e bombardato da negativi messaggi.
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