Proprio in quest’epoca, con l’igiene che ha vinto tante malattie, il benessere, i giochi e le tavole che, anche se è dura arrivare alla fine del mese, non si devono più abbassare a pane secco e bucce di patate, leggiamo di allarmanti dati: oltre il 3% dei bambini è afflitto da depressione.
Lunghi pianti, mancanza di espressione, lamentele continue: “Non so che fare!”; “Non so a cosa giocare!”; “Nessuno mi ama!”; “Non sono buono a fare niente!”.
Il fanciullo insomma, nonostante sia sommerso di giocattoli e non gli manchi nulla NON E’ MAI CONTENTO.
Qui non parliamo di stati angosciosi passeggeri, che sono normali anche per le variazioni legate allo sviluppo fisico ma di una persistente anomalia, che porta il piccolo a perdere tutta la gioia di vivere tipica dell’età.
Tristezza espressa a parole o con atteggiamenti foschi, sguardo assente o preoccupato, voce affranta e mogia, sintomi mascherati come nausea, vomito, mal di testa, difficoltà a prendere sonno, manifestarsi di comportamenti ossessivi o maniacali.
Spesso è l’ambiente attuale, che pretende continue lotte, in un incessante doversi misurare con gli altri. Il giovane ha paura di non risultare gradito alle aspettative dei genitori e degli insegnanti.
A volte è necessario l’intervento terapeutico ma sarà prima di tutto la famiglia a dover cambiare, a offrire un circolo virtuoso che apprezzi la spontaneità del bimbo, senza creare sfide, collaborando ove possibile col corpo insegnante.
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