Il jazz questo sconosciuto. Nessuno riesce ad avere la certezza delle sue origini, molte ipotesi alcune molto fantasiose, tralasciamole!
Atteniamoci alla sola musica, al suo ritmo, unico, alla sua costruzione armonica, particolare, all’esecuzione, poderosa.
Alla base c’è, comunque, l’improvvisazione, per questo il jazz si “nutre” di artisti eccelsi capaci di convivere con altri artisti; anzi, diciamo che proprio dallo scambio di stili di più artisti si origina l’evoluzione del jazz.
La musica è il momento aggregativo e la voglia di cimentarsi su terreni nuovi la linfa vitale per l’evoluzione. Per questo motivo al jazz si affibbiano tante etichette, si va dal blues, al gospel, allo spiritual, al free, al rock, alla fusion, al classic; alla base di ognuno di questi generi, però, ritroviamo la caratterizzazione di un virtuosismo ed di una ricerca spasmodica della perfezione ritmica.
Dall’ascolto di un brano emergono due forti connotati: da un lato l’architettura del pezzo, strutturato secondo alti e bassi in un crescendo unico e d’altro la perfezione dell’utilizzo dello strumento che dona al brano quell’energia e quella vitalità tanto amata da noi semplici “ascoltatori”.
Stefano Marchesi
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