Le donne nel jazz “parlano” poco! In effetti il mondo del jazz non è proprio un mondo al femminile, anche se, quelle poche eccezioni, spiccano per capacità e fantasia.
La musica jazz è, sin dalle sue origini, molto maschile, raramente si da spazio ai sentimenti ed al cuore, argomenti da sempre declinati al femminile.
La distanza vera e propria penso sia dovuta all’origine “malsana” della musica jazz; sappiamo tutti che la migliore musica si ascoltava frequentando locali fumosi, poco raccomandabili, in cui scorrevano fiumi di alcool, e l’unica frequentazione femminile era legata al più antico mestiere del mondo. Fa effetto pensare – in un contesto di questo tipo – ad una donna sul palco che canta jazz; infatti, abbiamo dovuto aspettare molto tempo prima di ascoltarne qualcuna. Una su tutte Billie Holiday, la cui estrazione non fu proprio quella di college, ci ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama jazz, insegnando a tutti lo stile e il modo di stare sul palco.
La “donna jazz” con il tempo si è trasformata, se prima era interprete, ora suona uno strumento e lo fa anche bene, basti pensare al sax di Mindi Abair e Candy Dulfer, al pianoforte di Merilyn Grisper e Norah Jones, all’arpa di Alice Coltrane, alla batteria di Anne Paceo, alla tromba di Hilaria Kramer; e tante altre ancora.
Possiamo dire che ora il jazz è anche donna...
di Stefano Marchesi
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