Per cercare di inquadrare il Pascoli come uomo e come poeta bisogna pensare a quello che era l’Italia del tempo.
L’Italia vive un processo di espansione politica della nazione, si sta provando nel ruolo di una grande nazione partecipando alla vita europea e tentando l’avventura coloniale. Tuttavia, non è attrezzata per riuscirvi ne militarmente ne ideologicamente.
L’organizzazione sociale è piena di lacune, è in atto, quindi, una crisi di crescita che si riflette su tutte le realtà della nazione.
Giovanni Pascoli sceglie di seguire l’ideologia dell’internazionalismo, del socialismo umanitario, del progresso. La sua poesia però vi risponde fino ad un certo punto. Giovanni Pascoli ha una visione personale della modernità. Crede nel progresso, come riscatto sociale degli umili, crede nei valori positivi della bontà. Egli cerca la sua poesia negli stati d’animo di pace e di serenità. La sua poesia è fatta di delicatezze e di sentimenti lontani da una poetica che celebra gli eroi. A dominare tutto quello che il Pascoli scrive c’è l’idea della fanciullezza.
La poetica del "fanciullino" per cui il poeta è paragonato a un fanciullo che coglie i momenti più puri della vita, da senso e giustifica quasi tutto il lavoro pascoliano.
Da un lato Giovanni Pascoli riporta ad umiltà tutte le eccessive superbie della poesia, facendo anche tesoro di un atteggiamento europeo anti-epico e decadente; dall’altro, a furia di riduzioni rischia un eccesso di infantilismo e di sentimentalismo che troppo di frequente finisce in pianto.
Questo è il periodo del Pascoli che va contro il Carducci e contro D’Annunzio, dominato dal sentimentalismo.
In un secondo periodo invece il Giovanni Pascoli, inconsciamente si riaccosta al Carducci tentando una veste di poeta nazionale, di uomo che ha una propria responsabilità nel destino della propria nazione.
Il Pascoli si sforza (senza risultati soddisfacenti) di far coesistere l’ideale nazionalistico e colonialistico con quello internazionalistico che ne è l’opposto. Questo stato di confusione si può riscontrare nelle sue opere.
Myriam P
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