L’etichetta di “fauves” (belve) è data da un critico d’arte, in occasione dell’esposizione al Salon d’Automne (1905) di un gruppo di pittori: Matisse, Vlaminck, Van Dongen, Marquet, Rouault, i cui dipinti, con colori volutamente troppo accesi e dalle linee deformate, sembrano opera di selvaggi.
I Fauves non sono legati da manifesti, dichiarazioni e programmi; il gruppo trova la sua unità nell’opposizione all’Art Nouveau e al Simbolismo per dare un nuovo fondamento alla pittura, rifacendosi alla teoria divisionista del colore, al sentimentalismo di Van Gogh e al decorativismo di Gauguin.
I Fauves affrontano l’arte figurativa (iconografica) trattando la realtà che ci circonda (figure e paesaggi per lo più) escludendo assolutamente temi storici e mitologici; dimenticano le leggi sulla verosimiglianza per lasciarsi andare a composizioni di tinte accese e squillanti, rese con pennellate rapide e contornate da tratti più spessi che riportano all’arabesco e alla decorazione.
Gli accostamenti cromatici e le deformazioni, sono finalizzate all’espressione di nuove armonie e di suggestioni emotive prodotte dalla percezione della realtà tradotta dal colore.
Il personaggio chiave del gruppo è Matisse che con Marquet decide di avviare una ricerca comune; poi si forma la “coppia di Chatou”, Vlaminck e Derain e il “terzetto di Le Havre” Raoul Dufy, Othon Friesz, Georges Braque.
Matisse incarna la ricerca dell’essenziale, dell’equilibrio e dell’armonia, tradotti in un cromatismo fastoso e gioioso.
Vlaminck, aggredisce la tela in modo istintivo e appassionato, con spavalderia e sfrontatezza, trasferendo la sua vitalità in una pittura dai toni arroventati.
Derain, dapprima influenzato da quest’ultimo, quando scopre Gauguin, si esprime anch’egli in dipinti sensuali, luminosi e ottimistici.
Anche Braque aderisce nel 1906 al movimento, e traduce l’esperienza percettiva della realtà, in schemi formali originali, basati su rapporti cromatici di tinte ocra e arancio ed equilibri di ritmi geometrici.
Al Salon d’Automne (1906) ci sono anche Van Dongen, che rappresenta gli aspetti mondani e ludici della vita parigina e Friesz, mentre Rouault si mantiene in disparte.
L’anno seguente, nell’aria, ci sono già nuovi stimoli e orientamenti; Matisse segue una sua linea personale, Braque guarda con interesse le sperimentazioni cubiste di Picasso, Derain medita sulla pittura di Cézanne, al quale il Salon d’Automne dedica, in quell’anno, la prima grande mostra retrospettiva.
di Patrizia Pisano
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