L’etichetta “Espressionismo” nel mondo artistico accomuna le prime avanguardie del Novecento. I movimenti che sottolineano questo periodo, sono legati da caratteristiche comuni, come la forte volontà di rompere con il passato storico e la sperimentazione artistica.
Nascono in questo periodo nuovi linguaggi nella figurazione e nell’astrazione, che esplorano le varie possibilità espressive di materiali e tecniche mai usate fino allora nel processo creativo.
L’effetto finale che l’opera ha su chi la guarda è la caratteristica più esplicita che unisce i movimenti, le tendenze e gli artisti individualisti che fanno parte dell’espressionismo; chi guarda l’opera è costretto a dimenticare tutti i canoni classici su cui si basava fino a quel momento e porsi con occhi nuovi di fronte a una realtà in trasformazione.
L’originalità delle avanguardie artistiche crea, però, un clima particolare tra l’artista e la società che non è abituata alla forte differenza tra cultura tradizionale e cultura d’avanguardia.
Per questo, gli artisti del Novecento sentono il bisogno di organizzarsi in gruppi, di divulgare il proprio messaggio attraverso programmi e manifesti, individuare e potenziare strutture per le esposizioni delle opere.
L’Espressionismo, dichiara, quindi, la rottura con l’arte del XIX secolo ma soprattutto il rifiuto dell’Impressionismo, accusato di essere troppo superficiale nel rapporto con il mondo.
La crisi culturale del Positivismo, fa nascere un nuovo concetto legato alla vita; una visione più problematica dell’essere umano, influenzata dalla nuova teoria sulla relatività, e ancora prima dagli studi di Freud sulla psicoanalisi e dall’attuale situazione sociale.
La tensione politica degli anni che precedono la prima guerra mondiale, influisce molto sul clima artistico.
In Germania e nei paesi dell’impero Austro-Ungarico la situazione di forte disagio sociale e culturale crea nell’animo dell’artista una volontà violentemente espressiva di denuncia dei problemi della realtà, della disperazione e dell’orrore delle guerre.
In Francia, caratterizzata dal movimento espressionista dei Fauves, l’animo dell’artista è orientato principalmente sull’interiorità psicofisica dell’uomo, sulla sua esigenza di una nuova conoscenza del mondo.
L’intento dell’artista è quello di riformare la pittura con nuovi strumenti linguistici, dove l’uso del colore è steso e accostato con criteri di coerenza cromatica e non di verosimiglianza. Il loro punto di partenza è il coraggio di ritrovare la purezza dei mezzi artistici.
di P. Pisano
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